Chirurgia della cataratta

Tratto da: INI NEWS ANNO VIII/ N°1/ Gennaio-Febbraio 2009 e REALTA’ MEDICA ANNO XI/ N°1/ Gennaio-Marzo 2009

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L’intervento di cataratta, di rimozione cioè del cristallino catarattoso (opacizzato) con inserimento di un cristallino artificiale, oggi viene effettuato in una fase sempre più precoce per la rivoluzione della tecnologia applicata a tale chirurgia. Il grande miglioramento delle tecniche chirurgiche (facoemulsificazione, uso di sostanze viscoelastiche, lenti intraoculari, etc.) ha reso l’intervento meno traumatico riducendo i tempi chirurgici, consentendo inoltre l’applicazione di forme di anestesia locale che consentono una rapida riabilitazione.

Il cristallino è una lente trasparente presente nell’occhio, che quando inizia ad invecchiare ed a diventare sclerotico, perde la sua trasparenza e la vista và riducendosi progressivamente; tale opacizzazione si chiama cataratta ed è la più comune affezione che colpisce l’anziano.
La cataratta senile, legata cioè all’età, costituisce la maggior parte delle cataratte esistenti. Essa rappresenta una malattia dovuta probabilmente ad una serie di insulti minimi, di tipo ambientale, nutrizionale, etc., che agiscono nella durata dell’arco della vita ed anche se una gran varietà di fattori sembra implicata (radiazioni nell’ultravioletto, fumo, assunzione di certi farmaci, etc.), per la maggior parte dei casi non sono stati individuati a tutt’oggi fattori di rischio certi.
Esistono poi forme di opacità del cristallino più rare come le cataratte congenite (presenti cioè alla nascita o subito dopo), le cataratte traumatiche, cataratte tossiche, forme secondarie a flogosi intraoculari (uveiti, retiniti, etc,) e forme dismetaboliche.
I sintomi che il paziente generalmente riferisce sono una riduzione della vista con visione “annebbiata” o “sfocata”, fotofobia e talvolta lacrimazione; tali sintomi possono poi evolvere in maniera lenta come assai rapida.
L’oculista, con una semplice e rapida osservazione dell’occhio con la lampada a fessura, individuando l’intensità e la posizione di tali opacità del cristallino, effettua una valutazione dello stato di avanzamento delle stesse e le classifica appunto sia in base all’aspetto morfologico che all’estensione e l’intensità dell’opalescenza (Fig. 1).

1. Cataratta ipermatura

1. Cataratta ipermatura

Allo stato attuale l’intervento di cataratta, di rimozione cioè del cristallino catarattoso (opacizzato) con inserimento di un cristallino artificiale, viene effettuato in una fase sempre più precoce per la rivoluzione della tecnologia applicata a tale chirurgia. Il grande miglioramento delle tecniche chirurgiche (facoemulsificazione, uso di sostanze viscoelastiche, lenti intraoculari, etc.), di cui si parlerà in seguito, ha reso l’intervento meno traumatico riducendo i tempi chirurgici, consentendo inoltre l’applicazione di forme di anestesia locale che consentono una rapida riabilitazione nonché dimissione dall’ambiente chirurgico.
Attualmente si fa sempre ricorso all’anestesia topica, fatta cioè mediante instillazione di un collirio anestetico qualche minuto prima dell’intervento, senza più dover ricorrere all’infiltrazione peribulbare di farmaci anestetici.
Prima dell’intervento viene effettuata la biometria ad immersione, tecnica che mediante gli ultrasuoni misura il potere del cristallino artificiale multifocale da inserire nell’occhio: tale potere viene determinato in maniera tale che esso consenta dopo l’intervento di non portare più occhiali: è questa la novità assoluta di cui andremo a parlare.
L’intervento di cataratta, come poc’anzi detto, viene effettuato mediante la più recente tecnica della facoemulsificazione con inserimento di cristallino pieghevole multifocale (che consenta cioè di vedere bene sia da vicino che da lontano).
Tale tecnica prevede, dopo l’esecuzione dell’anestesia con il collirio, la frammentazione e l’aspirazione del cristallino catarattoso e l’introduzione del cristallino artificiale, tutto attraverso una microincisione di circa 2 mm che non necessita di punti di sutura, come accadeva fino a pochi anni fà con i vecchi cristallini artificiali (Fig. 2).

2. Nuovi cristallini

2. Nuovi cristallini

L’intervento si svolge quindi nella sua interezza ad occhio praticamente chiuso, cioè attraverso un taglio così piccolo che consente al paziente di essere dimesso subito dopo l’intervento con un’occlusione dell’occhio operato ridotta a poche ore ed un rapido ripristino del visus. Spesso il paziente non necessita neppure della denda ma di una lente a contatto terapeutica.
E’ inoltre da sottolineare che con questa nuova tecnica operatoria si ha una minor incidenza di infezioni (la congiuntiva non viene toccata e l’apertura è più piccola) e di infiammazioni post-operatorie rispetto alle precedenti tecniche operatorie, nonché una minore incidenza di astigmatismo corneale indotto.
La novità assoluta sta nell’uso di nuovi cristallini artificiali. Fino all’altro anno, il cristallino artificiale impiantato dopo l’estrazione della cataratta, consentiva di vedere bene da lontano ma con occhiali da vicino. Attualmente, invece, all’I.N.I. di Grottaferrata vengono impiantati cristallini che consentono una visione ottimale sia da lontano che da vicino senza più uso di occhiali; questi sono i nuovi cristallini multifocali o accomodativi, che effettuano un meccanismo di accomodazione simile al cristallino naturale, oppure cristallini diffrattivi apodizzati, che consentono attraverso un rivoluzionario principio fisico, di vedere sempre bene senza occhiali, sia lontano che vicino.

Inserimento nuovi cristallini

Inserimento nuovi cristallini

Essi hanno inoltre un filtro giallo per i raggi UV altrimenti tossici per la retina. Quest’altra novità consente di ridurre lo sviluppo di maculopatie senili nella cui eziopatogenesi è implicata la cronica esposizione a raggi solari, nonché di attenuare la fotofobia (fastidio con la luce) ove presente.
La facoemulsificazione ad ultrasuoni con l’inserimento di cristallini multifocali e filtranti, ha quindi rivoluzionato l’evoluzione della chirurgia della cataratta che appare oggi sempre più proiettata verso tecniche ancora più innovative come l’utilizzo del laser come energia alternativa agli ultrasuoni, con la volontà di produrre sistemi sempre più sicuri ed efficaci in tale chirurgia.
RM_gennaio-marzo_2009

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