La Retinopatia Diabetica: Diagnosi e Terapia

retinopatia diabetica

Il diabete mellito (DM) è una malattia, favorita da fattori ambientali e genetici e caratterizzata da alterazioni del metabolismo glicidico, lipidico e proteico causate da insufficienza di secrezione insulinica che può essere assoluta o relativa. L’incidenza in Italia sembra in crescita ed è di circa il 3,2% della popolazione.

In molti dei pazienti con malattia di lunga durata, possono svilupparsi complicanze vascolari microangiopatiche (retinopatia, nefropatia) e macroangiopatiche (vasi coronarici, cerebrali e degli arti inferiori), nonché complicanze neuropatiche.

Il miglioramento dei mezzi terapeutici ha determinato negli ultimi 50 anni un considerevole aumento della durata della vita media dei diabetici e, di conseguenza, anche un incremento impressionante della incidenza della Retinopatia Diabetica (RD).

La retinopatia diabetica è la manifestazione oculare più importante del diabete e costituisce nei paesi industrializzati una delle cause più frequenti di cecità in età adulta, con percentuali variabili nei diversi paesi, superata nell’età più avanzate dalla degenerazione maculare senile, dal glaucoma e dalla cataratta.

Le cause di cecità per questo tipo di patologia sono nell’ordine: distacco di retina trazionale, emorragia vitreale, maculopatia essudativo-edematosa, proliferazione fibro-gliale epiretinica, glaucoma.

L’evoluzione della retinopatia diabetica è assai varia e va da forme iniziali che definiamo RD non proliferante, a sua volta suddivisa in lieve, moderata e grave, alla manifestazione più avanzata della RD, ovvero la forma proliferante.

Nella gestione e nella prevenzione delle complicanze del diabete è molto importante un controllo metabolico preciso ed uno screening regolare, responsabilità per lo più del medico di base e del diabetologo, che devono lavorare in stretto contatto con l’oculista, il quale ha il compito di eseguire un’osservazione costante del fondo oculare dei pazienti diabetici, un’eventuale fluorangiografia retinica (FAG) ed uno Spectral-OCT, per poi dare, in relazione alla gravità della retinopatia la più appropriata terapia.

La fluorangiografia, che consiste praticamente nell’esecuzione di fotografie del fondo oculare dopo iniezione di mezzo di contrasto, sembra ancora oggi il miglior metodo per la diagnosi precisa dello stadio della malattia e per l’individuazione di aree retiniche ischemiche. Altri esami a cui sottoporre costantemente il paziente con RD, sono l’OCT, metodica con la quale si valuta lo spessore retinico, l’entità dell’edema maculare e la sua risposta alla terapia; o la microperimetria (M.P.) che invece esamina in maniera precisa e ripetibile la funzione della retina.

La laser-terapia fotocoagulativa resta oggi, a 50 anni dalla sua nascita, il miglior sistema per la cura e la prevenzione delle complicanze più gravi della retinopatia diabetica.

Per le forme di retinopatia con edema maculare che non rispondono alla terapia con laser, esistono oggi diversi farmaci ad uso intraoculare (intravitreale), con azione antiangiogenetica, dotati di estrema efficacia. Essi si praticano in regime ambulatoriale ed in anestesia topica (con collirio), con una cadenza da stabilire da caso a caso.

Utile è comunque la somministrazione di farmaci ed integratori attivi sul microcircolo e sul trofismo della retina e del nervo ottico.

La retinopatia diabetica è quasi sempre asintomatica nelle sue fasi iniziali, per cui è importante che tutti i pazienti diabetici eseguano frequenti controlli anche in assenza di problemi oculari, con lo scopo di ritardarne l’insorgenza o di curarla tempestivamente qualora fosse presente; il trattamento immediato ed appropriato della retinopatia riduce, infatti, del 90% a 5 anni il rischio di cecità.

Dott. Luca Iacobelli

Responsabile della Divisione  di Oculistica- Oftalmologia

INI, ISTITUTO NEUROTRAUMATOLOGICO ITALIANO

Finalmente le nuove lenti intraoculari

iacobelli marzo 2011

Il cristallino si aspira grazie a un sitema di microvibrazioni

La chirurgia oculistica è un settore della medicina in cui vi è una continua evoluzione ed un impressionante progresso. Esistono oggi delle nuove lenti ad uso intraoculare che consentono di eliminare miopie elevate senza l’uso del laser oppure di garantire una eccellente visione dopo chirurgia della cataratta.

Per capire meglio cosa siano e quando vengano usate, abbiamo chiesto qualche chiarimento ad un pioniere di questa moderna chirurgia, il Dott. Luca Iacobelli, Responsabile del Servizio di Oftalmologia dell’INI e chirurgo del Centro Primavista di Roma.

“Esistono due grandi capitoli riguardanti queste nuove lenti: quello delle lenti che impianto dopo intervento di cataratta, ed il gruppo di nuove lenti che vengono usate nella chirurgia dei difetti di vista.

La chirurgia della cataratta, come è noto, consiste nell’aspirare il nostro cristallino opaco, dopo averlo frantumato con ultrasuoni, ed introdurne uno artificiale. Lo strumento che frantuma ed aspira il cristallino si chiama facoemulsificatore; il tutto avviene attraverso una microincisione, ed in anestesia con gocce. Già qui esiste la prima novità: ovvero nella maggior parte dei casi non uso più gli ultrasuoni, che seppur in maniera minima, possono indurre danni alla cornea, ma frantumo ed aspiro il cristallino con un nuovo sistema di “microvibrazioni” della punta del facoemulsificatore, chiamato OZil®.

Levata la cataratta, le lenti che vengono impiantate (cristallini artificiali), chiamate IOLs, correggono il difetto di vista presente precedentemente nell’occhio, miopia od ipermetropia, ma non l’astigmatismo o la presbiopia. Oggi esiste una vasta categoria di lenti intraoculari, chiamate IOL o lenti Premium, che attraverso una evolutissima tecnologia, correggono l’astigmatismo associato quasi sempre ad ipermetropia o miopia (lenti toriche-AcrySof® IQ Toric IOL), oppure la presbiopia (lenti multifocali AcrySof IQ ReSTOR®), garantendo al paziente di vedere senza più occhiali e con una qualità visiva senza precedenti. L’intervento è tecnicamente più semplice e sicuro del sistema classico usato per l’asportazione della cataratta, in quanto prevede che il tutto avvenga attraverso una microincisione ancora più piccola di quella fino ad oggi usata; chiaramente in regime ambulatoriale,  con anestesia in gocce e senza successivo bendaggio dell’occhio. Senza contare che queste lenti hanno un filtro giallo per i raggi ultravioletti, e proteggono pertanto l’occhio dallo sviluppo di patologie ad essi correlate, come le maculopatie senili.

Il secondo gruppo di nuove lenti introculari rientra nel capitolo della correzione dei difetti di vista (miopia, astigmatismo, ipermetropia). Questi, come sappiamo, possono essere eliminati con il laser ad eccimeri attraverso tecnica PRK personalizzata, o tecnica Lasik con laser a femtosecondi (iLasik).

Ma esiste una serie di casi nei quali il laser non è eseguibile, e cioè in pazienti che hanno una cornea troppo sottile, o che presentano difetti di vista troppo elevati per poter essere corretti con laser, oppure nei ritrattamenti di vecchi interventi; ebbene, in tutti questi casi, posso oggi impiantare una lente dentro l’occhio che elimina il difetto di vista totale. E’ come se impiantassi “una lente a contatto dentro l’occhio”, ma il tutto è assolutamente indolore e reversibile, cioè posso levarla in pochi minuti senza alcun danno permanente; chiaramente sempre in anestesia con gocce e regime ambulatoriale. Queste sono le nuove Acrysof®Cachet, lenti pieghevoli con ampio range di correzione, esse rappresentano una vera e propria rivoluzione nella chirurgia oculistica.

La mia esperienza con tutte queste nuove tecnologie mi porta oggi a dire che il paziente si trova davanti ad una nuova era nella chirurgia oculistica ed alla luce dei brillanti risultati ottenuti affronto quindi oggi, quando possibile, gli interventi di cataratta o di eliminazione dei difetti di vista con queste nuove lenti”.

“Il Tempo”

Domenica 20 marzo 2011

Nuove tecniche chirurgiche

Un’iniezione intravitreale per curare la maculopatia

La macula rappresenta la regione centrale della retina, che viene usata per leggere i colori, per leggere e scrivere

La maculopatia senile o degenerazione maculare legata all’età, rappresenta una complessa e sempre più frequente affezione delle delicate cellule della macula, nella quale esse vanno incontro a degenerazione.

Anche se sono stati evidenziati alcuni fattori di rischio, quali il fumo di sigaretta, l’esposizione a raggi ultravioletti o la familiarità per tale patologia, la causa non è ben nota.

Nella maggioranza dei casi la malattia inizia dopo i 60 anni, ma esistono anche delle forme di maculopatie giovanili, o ereditarie, oppure miopiche. La Maculopatia Senile viene divisa in una forma secca e una forma umida o essudativa.

La forma secca è molto più frequente ed evolve più lentamente, mentre la forma essudativa spesso porta a devastanti conseguenze visive in poco tempo. Anche nella Retinopatia Diabetica, che rappresenta l’insieme dei danni retinici a cui spesso porta il diabete, viene frequentemente colpita la macula (Maculopatia diabetica); in particolare si creano essudazioni ed emorragie al centro della retina, appunto sulla macula (Edema Maculare), con conseguente riduzione visiva. I sintomi iniziali di tutte le patologie della macula normalmente comprendono un calo della vista, con lieve distorsione delle immagini, difficoltà nella lettura e minor brillantezza dei colori.

Quando i danni progrediscono, sovvertendo quindi l’anatomia della macula, la vista scende bruscamente, ma non si arriva comunque mai alla cecità assoluta in quanto il campo visivo (cioè la vista che ci arriva dalla periferica della retina) è sempre conservato. La diagnosi viene fatta attraverso un attento esame del fondo oculare e con esami diagnostici più avanzati quali lo Spectral-OCT (Optical Coeherence Tomography) e la Fluorangiografia (Fag).

La terapia tradizionale della maculopatia diabetica consiste nel trattamento laser della macula stessa, che può essere eseguito in una modalità detta “focale” oppure “a griglia”. Le terapie farmacologiche che si usano nella cura della Maculopatia Senile e Diabetica hanno lo scopo di migliorare il microcircolo e il trofismo delle cellule retiniche, nonchè delle fibre del nervo ottico; si danno a tal fine degli integratori nati apposta con questo scopo, il cui effetto è di rallentare la progressione della malattia. Sicuramente più efficaci sono oggi le nuove molecole a uso intravitreale, farmaci cioè che vengono iniettati direttamente dentro l’occhio. Questi farmaci attraverso il gel vitreale contenuto nell’occhio, raggiungono direttamente la  macula dove esplicano la loro potente azione. Si è scoperto infatti che sia nelle Maculopatie Senili (essenzialmente essudative) che nell’edema maculare diabetico, viene prodotto un fattore di crescita chiamato Vegf (Vascular endothelial growth factor) che è il responsabile della maggioranza dei danni.

Questi nuovi farmaci hanno quindi la capacità di contrastare l’azione del Vegf neutralizzandolo. La terapia avviene in sala operatoria, in anestesia con il collirio, e in regime ambulatoriale. va ripetuta con frequenza che varia da caso a caso, ma spesso ogni due mesi.

I risultati sono ancora oggi sotto osservazione, ma assolutamente incoraggianti e positivi. Come in altre patologie, la diagnosi precoce resta l’arma vincente in quanto le terapie (farmacologiche e intravitreali) sono più efficaci se date tempestivamente.

 

Il Giornale

Venerdì 12 marzo 2010

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Sotto l’albero di Natale lifting e botox

Sotto l’albero di Natale perdono quota orologi, diamanti e cappotti preziosi. Tramontata la pelliccia, il vero lusso è cambiar pelle. E il top dei regali 2007 è il «tagliando di bellezza»: un restyling d’immagine, che a seconda dei casi si declina in «plastica al naso, lifting antirughe, ritocco al seno, liposuzione o altro ancora». Parola di Paolo Santanchè, chirurgo plastico che opera tra Milano e Torino, e che alla vigilia delle prossime feste non ha dubbi: «Quest’anno la moda di regalare interventi estetici è decisamente aumentata – spiega – e sono sempre di più i mariti che «si preparano a impacchettare buoni» per il corpo dei sogni. «Non solo iniezioni di botox, anche ritocchi col bisturi».

In aumento la moda di regalare un ritocco dal chirurgo
«I numeri non sono quantificabili – precisa l’esperto – ma posso assicurare che quest’anno il fenomeno è in netta crescita. Se un tempo si trattava per lo più di interventi di rinoplastica, che qualche decennio fa rappresentavano un classico dei regali, soprattutto in occasione di 18 anni», oggi sotto carta e fiocchi natalizi «c’è un po’ di tutto: gli interventi di chirurgia plastica ed estetica sono diventati in un certo senso beni di consumo. La gente spende sempre meno in abiti e sempre più in regali di bellezza con effetti a lunga durata. Dalla pelliccia, insomma, si è passati alla pelle».
L’identikit dell’italiano che opta per un dono così? «Mariti o compagni, per lo più di età compresa fra 35 ai 50 anni». Sono loro che, per ragioni di cuore, escono dalla gioielleria per entrare nell’ambulatorio dello specialista di fiducia. Attenzione però ad affidarsi a un chirurgo di provata esperienza: «Per risparmiare c’è chi si rivolge a chirurghi “di malaffare”, rischiando così sulla propria pelle».

Naso, seno, ma anche le nuove frontiere della rivitalizzazione
Tra i trattamenti per la bellezza «si stanno sviluppando moltissimo quelli di rivitalizzazione – spiega Santanché -. Specie come complemento all’intervento vero e proprio, per regalare “ossigeno” e nuova energia a pelle e tessuti». Fra i ritocchi di questo tipo c’è ad esempio «la liposcultura, che consiste nel prelevare grasso del paziente, lavorarlo ad hoc e riposizionarlo dove occorre. In questo modo pelle e tessuti non solo recuperano più turgore, ma migliorano anche in qualità grazie alle cellule staminali» di cui il grasso è una vera e propria miniera. Soprattutto «per le mani, punto debole per eccellenza perché troppo spesso trascurate negli interventi anti-aging, la lipostruttura può fare miracoli. In generale, l’ultima moda è usare materiali autologhi al sicuro dal pericolo di allergie: piastrine o sieri prelevati dal sangue del paziente, purificati e iniettati con minipunture su viso, decolletè e mani».

Il botulino spiana-rughe, veloce e dai risultati immediati
Altro boom è quello del botulino spiana-rughe. Soprattutto «il lavoro sui sopraccigli»: alzarli è la tendenza del momento, perché «in questo modo il viso acquista maggiore luminosità e spazio, e anche le rughette intorno agli occhi si attenuano». A segnalare la febbre del lifting chimico in vista del veglione di San Silvestro è il chirurgo estetico Giulio Basoccu, professore dell’università La Sapienza di Roma. Se lo regalano marito e moglie sulla soglia dei 50 anni per eliminare le rughe più evidenti sulla fronte e intorno agli occhi. Ma anche i più giovani. «Il botox – - assicura Basoccu – non costa tantissimo (siamo intorno ai 500 euro), si fa velocemente e produce risultati immediati. Inoltre è sicuro, ovviamente solo se eseguito da mani molto esperte».

Blefaroplastica, e si illumina anche lo sguardo maschile
Il botox piace anche lui, così come un ritocchino alle palpebre. «Negli ultimi tempi si sono moltiplicate le richieste al maschile – spiega Luca Iacobelli, oculista romano responsabile Oftalmologia del Gruppo Ini -. E se è vero che la scenescenza dei tessuti oculari subentra in genere dopo i 50-60 anni, sono frequenti anche gli interventi eseguiti in giovane età». «La patologia alla base si chiama blefarocalasi – ricorda Iacobelli – e consiste in una caduta della palpebra, ossia in una perdita del tono fisiologico di questa parte del viso. La blefaroplastica può essere eseguita sia a scopo funzionale, perché la blefarocalasi può nei casi più gravi influenzare negativamente la corretta visione, sia a scopo puramente estetico». L’intervento di blefaroplastica, continua Iacobelli, «consiste nel rimuovere chirurgicamente la cute palpebrale in eccesso, e quando è presente anche il grasso retro-orbitario erniato (le cosiddette borse sotto gli occhi)». L’operazione «dura circa 20 minuti per occhio e avviene in anestesia locale. Si tratta di un intervento sicuro – garantisce l’esperto – ma poiché la chirurgia a rischio zero non esiste, è fondamentale che il tutto venga fatto con la massima perizia, in strutture ospedaliere ad hoc e in ambienti assolutamente sterili».

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Glaucoma: nuova tecnica, ma la trabeculectomia resta sempre valida

Parte la sperimentazione di una nuova tecnica che potrebbe portare al recupero immediato della capacità visiva. Ma fino all’arrivo di risultati certi, spiega il Dott. Luca Iacobelli,  la trabeculectomia, resta la tecnica più valida.

 La guarigione rapida del glaucoma è ormai vicina. La notizia esce dall’ultimo Congresso della Società Italiana di Oftalmologia. Tra poco, infatti, partirà la sperimentazione di una nuova tecnica presso la Unità Operativa Oculistica Universitaria a Pisa che potrebbe cambiare in meglio l’attuale stato delle cose.

La grande trasformazione avverrà nell’approccio chirurgico. Questo, infatti, non avverrà più incidendo le membrane esterne dell’occhio, ma entrando in camera anteriore dalla cornea, quindi dall’interno.

Nell’attesa che la sperimentazione raggiunga i risultati auspicati le attuali strade per l’eliminazione del glaucoma  rimangono sempre efficienti: secondo Luca Iacobelli, oculista, Responsabile della Divisione di Oftalmologia della Casa di Cura del “Gruppo INI, la trabeculectomia, è ancora una tecnica molto valida. “L’intervento – spiega Luca Iacobelli – è ormai entrato nella consuetudine chirurgica oltre ad essere a basso rischio”.

glaucomaSotto il controllo microscopico, infatti il chirurgo asporta un piccolissimo frammento di trasecolato, che è la struttura filtro attraverso la quale i liquidi escono dall’occhio, creando in questo modo una vera e propria valvola.

In ogni caso – continua Iacobelli – se saranno confermate le premesse la nuova tecnica potrebbe rappresentare sempre più spesso un’alternativa ai farmaci. In particolare, potrebbe portare al recupero immediato della capacità visiva, a ridurre i tempi d’intervento e la degenza ospedaliera, l’eliminazione delle cicatrici.

Occhi a prova di lettura anche dopo i 45 anni

Tratto da: Il Tempo.it del 6 gennaio 2010

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Presbiopia: Due nuove tecniche ridanno la giovinezza Laser o sostituzione del cristallino: ecco come scegliere

La presbiopia è conseguenza del fisiologico decadimento del potere accomodativo dell’occhio; ovvero intorno ai 45 anni la visione da vicino peggiora e si deve ricorrere ad occhiali per lettura.

Oggi, nella maggior parte dei casi, è possibile ricorrere ad interventi ambulatoriali per la correzione di tale difetto. Tale novità assoluta è conseguenza della sorprendente evoluzione tecnologica oggi applicata all’oftalmologia.

Esistono sostanzialmente 2 modi di correggere la presbiopia: usando cioè la nuova tecnica di i-Lasik con il programma di PresbiLasik, oppure ricorrendo all’impianto di cristallini artificiali multifocali.
Nel primo caso ci troviamo davanti alla massima evoluzione della chirurgia dei difetti di vista. Il laser ad Eccimeri, come sappiamo, elimina qualsiasi difetto di vista per lontano (cioè miopia, astigmatismo, ipermetropia). Tali difetti possono essere eliminati con tecnica PRK, che consiste nel sottoporre l’occhio ad un trattamento laser “superficiale” in regime ambulatoriale, e dopo 2-3 giorno di modesti fastidi, si ha un recupero totale della vista.
Oppure si può ricorrere alla tecnica LASIK, in cui il laser viene eseguito, attraverso un lembo superficiale “a sportello”, nello spessore della cornea. Con questa seconda tecnica il recupero è più rapido, e dopo poche ore il paziente torna a vedere perfettamente. Il risultato alla lunga delle due tecniche con laser ad Eccimeri è sovrapponibile; cioè i pazienti avranno una qualità visiva superiore a quella che avevano precedentemente con i propri occhiali. Questo grazie al trattamento dei difetti di vista effettuato oggi con tecnica “personalizzata”, con la quale si associa all’eliminazione del difetto da lontano anche la correzione delle aberrazioni visive proprie dell’occhio ed indipendenti dal difetto stesso, oggi registrate attraverso l’aberrometro, apparecchio che viene messo poi in comunicazione con il computer dal Laser.

Nella tecnica Lasik, lo sportello corneale dentro il quale avviene il trattamento, viene oggi creato con l’IntraLase, il nuovo laser che sostituisce lame e bisturi per la chirurgia corneale. L’IntraLase raggiunge una precisione senza precedenti e permette, in assenza di dolore ed in totale sicurezza, di eliminare i difetti di vista in pochi minuti e con un rapido recupero visivo: questa nuova procedura chirurgica prende il nome di i-Lasik.
Il nuovo programma di PresbiLasik, moderno software applicato al Laser ad Eccimeri, associa al trattamento dei difetti di vista da lontano, con tecnica i-Lasik, anche la correzione del difetto da vicino (cioè della presbiopia) consentendo al paziente di vedere senza più occhiali da lontano e da vicino. Questo è un intervento che si esegue in persone che hanno un cristallino trasparente e non presentano patologie oculistiche importanti quali glaucoma ovvero malattie retiniche.
Quando invece il paziente presenta un importante difetto di vista da lontano associato a presbiopia, oppure presenta presbiopia con iniziale cataratta, la tecnica da usare per eliminare la presbiopia stessa (e l’eventuale difetto associato per lontano) è invece l’utilizzo di cristallini multifocali, con i quali si correggono in maniera pressoché totale entrambi i difetti visivi. La tecnica coi cristallini multifocali si esegue attraverso un collirio anestetico ed in pochi minuti, un intervento con il quale si aspira il cristallino opacizzato e si inserisce il nuovo cristallino multifocale. Il paziente ottiene così, in maniera rapida e sicura, l’eliminazione della cataratta e degli occhiali con lo stesso intervento. Questi cristallini hanno inoltre un filtro giallo per i raggi UV altrimenti tossici per la retina. Quest’altra novità consente di contrastare lo sviluppo delle maculopatie senili, nella cui eziopatogenesi è implicata anche l’esposizione cronica a raggi solari, e di ridurre l’eventuale presenza di fotofobia, cioè di fastidio alla luce.

* Responsabile del Servizio
di Oculistica dell’Ini
Istituto Neurotraumatologico Italiano

06/01/2010

Iniezioni intravitreali

Tratto da: INI NEWS ANNO VIII/ N°5/ Settembre-Ottobre 2009

RM_settembre-ottobre_2009

La terapia, utilizzata nella maculopatia senile e diabetica, avviene in sala operatoria, in anestesia con il collirio, e in pochi minuti il paziente esce e torna a casa. Esse vanno ripetute con frequenza che varia da caso a caso, spesso anche ogni due mesi. I risultati sono ancora oggi sotto osservazione, però assolutamente incoraggianti e positivi.

La macula rappresenta la regione centrale della retina, la zona cioè che viene usata per la visione distinta, dei colori, per leggere e scrivere. Appare ovvio come ogni alterazione della stessa porti ad un brusco calo della funzione visiva.
La maculopatia senile, o degenerazione maculare legata all’età, rappresenta una complessa e sempre più frequente affezione delle delicate cellule della macula, nella quale vanno incontro a degenerazione. Anche se sono stati evidenziati alcuni fattori di rischio, quali il fumo di sigaretta o l’esposizione a raggi ultravioletti, la causa non è ben nota. Nella maggioranza dei casi la malattia inizia dopo i 60 anni, ma esistono forme di maculopatie giovanili, o ereditarie, oppure miopiche.

Macula normale

Macula normale

Esistono 2 forme di maculopatia senile:la forma secca e la forma umida, o essudativa. La forma secca è molto più frequente ed evolve più lentamente, mentre la forma essudativa spesso porta a devastanti conseguenze visive in poco tempo. Anche nella retinopatia diabetica, che rappresenta l’insieme dei danni retinici a cui spesso porta il diabete, viene frequentemente colpita la macula; in particolare si creano essudazioni ed emorragie al centro della retina (edema maculare) con conseguente riduzione visiva.

Maculopatia essudativa

Maculopatia essudativa

I sintomi iniziali delle patologie della macula normalmente comprendono un calo della vista, con lieve distorsione delle immagini, difficoltà nella lettura e minor brillantezza dei colori.
Quando i danni progrediscono e raggiungono il centro della macula, la vista scende bruscamente; non si arriva mai alla cecità in quanto il campo visivo (cioè la vista che ci arriva dalla periferica della retina) è sempre conservato. La diagnosi viene fatta attraverso un attento esame del fondo oculare e con esami diagnostici più avanzati quali l’OCT e la Fluorangiografia (FAG). Le terapie farmacologiche tradizionali hanno lo scopo di migliorare il microcircolo retinico ed apportare più nutrienti; si danno a tal fine degli integratori nati apposta con questo scopo, il cui effetto è di rallentare la progressione della malattia.
Sicuramente più efficaci sono oggi le nuove molecole ad uso intravitreale, farmaci cioè che vengono iniettati direttamente dentro l’occhio; tali farmaci, attraverso il gel vitreale, raggiungono direttamente la macula dove esplicano la loro potente azione.
Si è scoperto infatti che sia nelle maculopatie senili (essenzialmente essudative) che nell’edema maculare diabetico, viene prodotto un fattore di crescita chiamato VEGF che è il responsabile della maggioranza dei danni. Questi nuovi farmaci hanno quindi la capacità di contrastare l’azione del VEGF neutralizzandolo.

Iniezione intravitreale

Iniezione intravitreale

La terapia avviene i sala operatoria, in anestesia con il collirio, e in pochi minuti il paziente esce e torna a casa.
Esse vanno ripetute con frequenza che varia da caso a caso, ma spesso anche ogni 2 mesi. I risultati sono ancora oggi sotto osservazione, ma assolutamente incoraggianti e positivi. Come in altre patologie, la diagnosi precoce resta l’arma sincente in quanto tali terapie (farmacologiche ed intravitreali) sono più efficaci se date tempestivamente.

Intralase

Tratto da: INI NEWS ANNO VIII/ N°3/ Maggio-Giugno 2009 e REALTA’ MEDICA ANNO XI/ N°3/ Luglio-Settembre 2009

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Si chiama così il nuovo laser che rappresenta una delle innovazioni più importanti dell’Oftalmologia moderna. Nell’intervista che segue il dott. Luca Iacobelli, responsabile del Centro Oculistico della Divisione INI di Grottaferrata spiega il suo funzionamento

sguardoLa chirurgia oculistica è il settore della medicina in più rapida evoluzione. Si pensi ad esempio ai passi da gigante fatti per la cura della cataratta e dei difetti di vista, dove con pochi minuti di chirurgia ambulatoriale si ottengono risultati in termini di perfezione e sicurezza fino a pochi anni fa inimmaginabili; oppure all’impianto di cristallini artificiali multifocali per la correzione della presbiopia; oppure alle nuove terapie intravitreali per la cura delle maculopatie e della retinopatia diabetica. Una delle novità più importanti oggi in ambito oculistico è un nuovo laser, chiamato IntraLase, che viene usato comunemente per la cura dei difetti di vista (miopia, ipermetropia ed astigmatismo) e del cheratocono, e nei trapianti corneali.

1. Iniezione intravitreale

1. Iniezione intravitreale

Il Centro Oculistico della Divisione INI di Grottaferrata (responsabile dott. Luca Iacobelli), è una struttura con ambulatorio oculistico e chirurgia in day-surgery, come sempre in prima linea nel campo delle innovazioni tecnologiche in tale settore.
Abbiamo chiesto al dott. Luca Iacobelli qualcosa in più su tali nuove tecnologie: «questo nuovo laser si usa per eliminare i difetti di vista in maniera ancora più sicura. Quando devo operare un paziente di miopia, ad esempio, uso il laser ad eccimeri sulla superficie corneale (PRK, LASEK) oppure nello spessore corneale (LASIK); questa decisione che dipende dalle caratteristiche dell’occhio e dall’entità dei difetti di vista.

2. Intralase

2. Intralase

Ebbene, nelle procedure LASIK la fase chirurgica consiste nel creare con una microlama un lembo corneale per poi procedere alla correzione laser; tale fase viene oggi eseguita dall’Intralase che in 15-20 secondi effettua il taglio senza toccare l’occhio! Impulsi laser, infatti, creano microscopiche bolle che separano il tessuto corneale a profondità prestabilite. Il vantaggio è l’assenza di complicanze dovute al taglio precedentemente eseguito con il microbisturi, una perfetta qualità visiva per la precisione con cui viene separato il lembo corneale, ed una quasi totale scomparsa dei fastidi per il paziente. Inoltre l’IntraLase si usa per la cura del cheratocono e nel trapianto di cornea; eseguo infatti, con uguale semplicità e sicurezza, il trapianto di una lamella corneale superficiale che richiedeva prima una lunga ed indaginosa procedura chirurgica…». Tra le altre novità del Centro, ci ricorda il dott. Luca Iacobelli, c’è la cura delle Maculopatie Essudative e della Retinopatia Diabetica che egli effettua attraverso le iniezioni intravitreali di nuovi farmaci, detti antiangiogenetici, che vengono praticate in regime ambulatoriale.
«Questi nuovi farmaci, che si iniettano in sala operatoria ed in anestesia in collirio, sono efficacissimi nel far riassorbire l’edema e le emorragie presenti nella retina di pazienti affetti da malattie invalidanti come le maculopatie e la retinopatia diabetica, garantendo al paziente quasi sempre un grosso miglioramento della vista ed una stabilizzazione della malattia…».

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Chirurgia della cataratta

Tratto da: INI NEWS ANNO VIII/ N°1/ Gennaio-Febbraio 2009 e REALTA’ MEDICA ANNO XI/ N°1/ Gennaio-Marzo 2009

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L’intervento di cataratta, di rimozione cioè del cristallino catarattoso (opacizzato) con inserimento di un cristallino artificiale, oggi viene effettuato in una fase sempre più precoce per la rivoluzione della tecnologia applicata a tale chirurgia. Il grande miglioramento delle tecniche chirurgiche (facoemulsificazione, uso di sostanze viscoelastiche, lenti intraoculari, etc.) ha reso l’intervento meno traumatico riducendo i tempi chirurgici, consentendo inoltre l’applicazione di forme di anestesia locale che consentono una rapida riabilitazione.

Il cristallino è una lente trasparente presente nell’occhio, che quando inizia ad invecchiare ed a diventare sclerotico, perde la sua trasparenza e la vista và riducendosi progressivamente; tale opacizzazione si chiama cataratta ed è la più comune affezione che colpisce l’anziano.
La cataratta senile, legata cioè all’età, costituisce la maggior parte delle cataratte esistenti. Essa rappresenta una malattia dovuta probabilmente ad una serie di insulti minimi, di tipo ambientale, nutrizionale, etc., che agiscono nella durata dell’arco della vita ed anche se una gran varietà di fattori sembra implicata (radiazioni nell’ultravioletto, fumo, assunzione di certi farmaci, etc.), per la maggior parte dei casi non sono stati individuati a tutt’oggi fattori di rischio certi.
Esistono poi forme di opacità del cristallino più rare come le cataratte congenite (presenti cioè alla nascita o subito dopo), le cataratte traumatiche, cataratte tossiche, forme secondarie a flogosi intraoculari (uveiti, retiniti, etc,) e forme dismetaboliche.
I sintomi che il paziente generalmente riferisce sono una riduzione della vista con visione “annebbiata” o “sfocata”, fotofobia e talvolta lacrimazione; tali sintomi possono poi evolvere in maniera lenta come assai rapida.
L’oculista, con una semplice e rapida osservazione dell’occhio con la lampada a fessura, individuando l’intensità e la posizione di tali opacità del cristallino, effettua una valutazione dello stato di avanzamento delle stesse e le classifica appunto sia in base all’aspetto morfologico che all’estensione e l’intensità dell’opalescenza (Fig. 1).

1. Cataratta ipermatura

1. Cataratta ipermatura

Allo stato attuale l’intervento di cataratta, di rimozione cioè del cristallino catarattoso (opacizzato) con inserimento di un cristallino artificiale, viene effettuato in una fase sempre più precoce per la rivoluzione della tecnologia applicata a tale chirurgia. Il grande miglioramento delle tecniche chirurgiche (facoemulsificazione, uso di sostanze viscoelastiche, lenti intraoculari, etc.), di cui si parlerà in seguito, ha reso l’intervento meno traumatico riducendo i tempi chirurgici, consentendo inoltre l’applicazione di forme di anestesia locale che consentono una rapida riabilitazione nonché dimissione dall’ambiente chirurgico.
Attualmente si fa sempre ricorso all’anestesia topica, fatta cioè mediante instillazione di un collirio anestetico qualche minuto prima dell’intervento, senza più dover ricorrere all’infiltrazione peribulbare di farmaci anestetici.
Prima dell’intervento viene effettuata la biometria ad immersione, tecnica che mediante gli ultrasuoni misura il potere del cristallino artificiale multifocale da inserire nell’occhio: tale potere viene determinato in maniera tale che esso consenta dopo l’intervento di non portare più occhiali: è questa la novità assoluta di cui andremo a parlare.
L’intervento di cataratta, come poc’anzi detto, viene effettuato mediante la più recente tecnica della facoemulsificazione con inserimento di cristallino pieghevole multifocale (che consenta cioè di vedere bene sia da vicino che da lontano).
Tale tecnica prevede, dopo l’esecuzione dell’anestesia con il collirio, la frammentazione e l’aspirazione del cristallino catarattoso e l’introduzione del cristallino artificiale, tutto attraverso una microincisione di circa 2 mm che non necessita di punti di sutura, come accadeva fino a pochi anni fà con i vecchi cristallini artificiali (Fig. 2).

2. Nuovi cristallini

2. Nuovi cristallini

L’intervento si svolge quindi nella sua interezza ad occhio praticamente chiuso, cioè attraverso un taglio così piccolo che consente al paziente di essere dimesso subito dopo l’intervento con un’occlusione dell’occhio operato ridotta a poche ore ed un rapido ripristino del visus. Spesso il paziente non necessita neppure della denda ma di una lente a contatto terapeutica.
E’ inoltre da sottolineare che con questa nuova tecnica operatoria si ha una minor incidenza di infezioni (la congiuntiva non viene toccata e l’apertura è più piccola) e di infiammazioni post-operatorie rispetto alle precedenti tecniche operatorie, nonché una minore incidenza di astigmatismo corneale indotto.
La novità assoluta sta nell’uso di nuovi cristallini artificiali. Fino all’altro anno, il cristallino artificiale impiantato dopo l’estrazione della cataratta, consentiva di vedere bene da lontano ma con occhiali da vicino. Attualmente, invece, all’I.N.I. di Grottaferrata vengono impiantati cristallini che consentono una visione ottimale sia da lontano che da vicino senza più uso di occhiali; questi sono i nuovi cristallini multifocali o accomodativi, che effettuano un meccanismo di accomodazione simile al cristallino naturale, oppure cristallini diffrattivi apodizzati, che consentono attraverso un rivoluzionario principio fisico, di vedere sempre bene senza occhiali, sia lontano che vicino.

Inserimento nuovi cristallini

Inserimento nuovi cristallini

Essi hanno inoltre un filtro giallo per i raggi UV altrimenti tossici per la retina. Quest’altra novità consente di ridurre lo sviluppo di maculopatie senili nella cui eziopatogenesi è implicata la cronica esposizione a raggi solari, nonché di attenuare la fotofobia (fastidio con la luce) ove presente.
La facoemulsificazione ad ultrasuoni con l’inserimento di cristallini multifocali e filtranti, ha quindi rivoluzionato l’evoluzione della chirurgia della cataratta che appare oggi sempre più proiettata verso tecniche ancora più innovative come l’utilizzo del laser come energia alternativa agli ultrasuoni, con la volontà di produrre sistemi sempre più sicuri ed efficaci in tale chirurgia.
RM_gennaio-marzo_2009

OCT, strumento innovativo

Tratto da: INI NEWS ANNO VII/ N°5/ Settembre-Ottobre 2008

ini_settembre-ottobre_2008“OCT Spectral-Domain” è il titolo del corso teorico-pratico, coordinato dal Dott. Luca Iacovelli, che si è tenuto sabato 4 ottobre 2008 all’Hotel Borromini di Roma (Via Lisbona, 7). Organizzato dall’Istituto Neurotraumatologico Italiano (INI) con la sponsorizzazione di TecMed, tale Corso si rivolge ad Oculisti ed Ortottisti che lavorano sugli OCT e che vogliono meglio comprendere i meccanismi alla base del funzionamento dell’OCT Spectral Domain, la corretta acquisizione e refertazione di esami nonché l’uso pratico di tale strumentazione.
octL’OCT (tomografia a coerenza ottica) è un esame diagnostico non invasivo che si usa quotidianamente per la diagnosi delle principali patologie retiniche (retinopatia diabetica, degenerazione maculare senile, membrane epiretiniche, ecc.) e per un corretto ed affidabile monitoraggio dell’efficacia dell’approccio terapeutico alle stesse; infatti ci permette di valutare con accuratezza e ripetibilità la spessore retinico, la presenza di patologie a carico dell’interfaccia vitreo-retinica, l’esatta anatomia o l’eventuale presenza di patologie a carico della retina e degli strati sottostanti (epitelio pigmentato e coroide).
Il potere di risoluzione longitudinale dell’OCT di nuova generazione è ben superiore a quello di altre tecniche di diagnosi per immagine, come l’ecografia B-scan e l’oftalmoscopia a scansione laser, che forniscono rispettivamente immagini con una risoluzione di 150 e 300 μm. L’OCT funziona tramite una tecnica di misurazione ottica chiamata interferometria a bassa coerenza.
L’attività dell’oculista, e dei suoi collaboratori ortottisti, non può prescindere dall’uso di questo innovativo strumento.